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"... ottenere con tutte le iniziative possibili la giustizia dovuta..."
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Discorsi > Paolo Bolognesi > 2 AGOSTO 2002

2 AGOSTO 2002

COMUNICAZIONE DEL PRESIDENTE DELLA ASSOCIAZIONE TRA I FAMILIARI DELLE VITTIME DELLA STRAGE DEL 2 AGOSTO 1980 LETTA NEL PIAZZALE DELLA STAZIONE CENTRALE DI BOLOGNA ALLE ORE 10:25 DEL 2 AGOSTO 2002.



Sotto questo orologio, fermo alle 10,25, simbolo perenne del ricordo dell’ora della Strage fascista che causò 85 morti e 200 feriti, ci troviamo riuniti ancora una volta dopo 22 anni per non dimenticare e per testimoniare la nostra richiesta per avere completa verità e giustizia.

Una battaglia difficile e faticosa, che anche quest’anno ha segnato passi indietro e vittorie.

La Corte di Appello di Bologna, annullando la condanna inflitta in primo grado ad alcuni responsabili dei tanti depistaggi che hanno costellato le indagini per la strage, ha stabilito uno sconcertante principio: depistare non è reato.

Il 9 Marzo 2002 si è aggiunto un importantissimo tassello alla verità: Luigi Ciavardini, fedele complice di Mambro e Fioravanti in una lunga serie di rapine e omicidi, è stato condannato a 30 anni di carcere, quale terzo esecutore materiale della strage alla stazione.

Il quadro delle responsabilità di chi commise quell’orrendo crimine si fa dunque più completo: a collocare la bomba furono i terroristi fascisti Mambro, Fioravanti e Ciavardini; a depistare le indagini furono il Gran Maestro della Loggia Massonica P2, Licio Gelli, il faccendiere Pazienza, gli appartenenti al SISMI generale Musumeci e colonnello Belmonte.

A 22 anni dall’ignobile attentato che sconvolse Bologna e l’Italia intera, viene di fatto confermata la matrice fascista.

L’estradizione di Licio Gelli, Gran Maestro della Loggia Massonica P2, per il reato di depistaggio, decisa dal Governo Francese, è motivo di grande soddisfazione per i Familiari delle Vittime che vedono cadere il muro di protezione politica nei confronti di chi ha fomentato ed attuato l’intossicazione delle indagini sulla Strage.

Come sempre, c’è chi questa verità non vuole che venga scoperta e divulgata, chi tenta di liquidare come teoremi prove e fatti incontrovertibili: si tratta soprattutto di chi ha responsabilità più elevate, per la strage e per le sue coperture e teme che si possa arrivare ai mandanti e agli ispiratori politici.

Il Senatore Francesco Cossiga, all’indomani della sentenza di condanna per Ciavardini, si è nuovamente precipitato a sostenere l’innocenza dei terroristi neofascisti e scende in campo in prima persona per difenderli.

Ma Cossiga ha più volte affermato di non sapere nulla sulla strage di Bologna, anzi che ne ha una conoscenza pari a quella dell’uomo della strada.

Eppure Cossiga si dice certo dell’innocenza di Mambro, Fioravanti e Ciavardini.

Mambro e Fioravanti in questi anni non hanno mai parlato e, a costo di negare l’evidenza, non hanno mai detto ciò che sapevano sulla strage da loro commessa né fatto i nomi dei mandanti.

Questo loro silenzio può ben dirsi d’oro, visto che oggi i due terroristi, da tempo di fatto liberi nonostante i 6 ergastoli a testa, pubblicano libri e scrivono articoli su quotidiani nazionali.

Una carriera costruita, oltre che sul sangue di persone innocenti, sul silenzio e sul ricatto.

È lecito chiedersi: chi protegge Mambro, Fioravanti e Ciavardini con l’intento di evitare che costoro scoprano i giochi sporchi di cui sono stati partecipi?.

Nel manifesto di quest’anno abbiamo scritto:

ABOLIRE IL SEGRETO DI STATO

NEI REATI DI STRAGE E TERRORISMO

E’ DOVERE DELLE ISTITUZIONI

DIRITTO PER I CITTADINI

Una società realmente civile, uno stato davvero democratico non si fonda sul silenzio, sul ricatto, sull’insabbiamento di verità scomode, ma si sforza di mettere a punto quegli strumenti che permettono di colpire i mandanti e gli ispiratori politici delle stragi e di coloro che, per salvaguardare il proprio potere, hanno costretto il Paese a pagare, con centinaia di morti e feriti, un alto tributo di sangue.

Per questo oggi più che mai occorre approvare quella legge di iniziativa popolare che da 18 anni giace in Parlamento ed è intitolata "Abolizione del segreto di stato per delitti di strage e terrorismo".

Sì, oggi più che mai, perché il 19 Marzo scorso, proprio nella nostra città, lasciato solo da chi aveva il dovere di proteggerlo, è stato vigliaccamente ucciso Marco Biagi.

Marco Biagi, era un professore, uno studioso, una persona per bene, divenuta l’ennesima vittima innocente di chi ancora pensa di poter fare politica col sangue di inermi cittadini.

Questo barbaro omicidio si aggiunge all’uccisione di Tarantelli, Ruffilli, D’Antona.

Coloro che hanno sostenuto che gli anni di piombo potevano sbrigativamente chiudersi con la liberazione dei terroristi in carcere, devono ricredersi e capire che gli anni di piombo si chiudono solo con la verità.

Dopo gli attentati dell’11 settembre a New York ove circa 3.000 innocenti sono stati uccisi, si è scatenato, nel nostro Paese, un fervore antiterroristico.

Purtroppo la stessa intensità non c’è stata nel passato per scoprire e colpire i mandanti e i responsabili politici del terrorismo nostrano.

Ancora oggi nessuno crede sia opportuno punire, almeno politicamente, i responsabili politici che hanno nominato e coperto i direttori dei servizi di sicurezza che, in questi 50 anni, non hanno tutelato i cittadini ma molto spesso hanno tutelato chi aveva commesso stragi e attentati. I direttori dei servizi segreti che si sono succeduti dalla nascita della Repubblica al 1980 sono stati protagonisti di deviazioni relative alle indagini sulle stragi e su atti di terrorismo, tutto ciò deve far riflettere: organi eletti dal Consiglio dei Ministri che si prestavano a deviazioni sistematiche.

Nessuno dei vertici politici succedutisi negli anni ha pagato, almeno politicamente, per questi fatti, anzi molti di loro ancora oggi influenzano la vita politica italiana.

Di recente il Governo ha presentato un disegno di legge che prevede la concessione dei benefici penitenziari solo ai terroristi che collaborano o hanno collaborato con la giustizia: questo ci sembra una risposta seria a un problema che non smette di minacciare la democrazia; ci auguriamo che tale normativa venga applicata a tutti i terroristi vecchi e nuovi.

Una società che non fa i conti fino in fondo col proprio passato è condannata a riviverlo.

Generazioni di giovani si convinceranno che se terroristi sanguinari sono arrivati al successo ammazzando persone innocenti, ciò che hanno fatto non è poi tanto grave se viene presto dimenticato e, che comunque è lecito, pur di arrivare alla notorietà.

Generazioni di giovani si convinceranno che chi ha meno vergogna, coscienza e rispetto per il prossimo viene premiato.

Generazioni di giovani si convinceranno che si possa diventare, come ha scritto un bravo giornalista, "editorialisti per meriti penali".

Noi non vogliamo tutto questo!!!

In Parlamento è stato presentato da parlamentari di tutti i partiti il progetto di legge n. 1447, che, se approvato, premierebbe i terroristi e i mafiosi; esso infatti si prefigge di riaprire tutti i processi svolti prima della modifica costituzionale del ’98 chiamata molto sbrigativamente del giusto processo. Questo progetto annulla di fatto il principio della certezza del diritto e abolisce la verità giudiziaria.

Da 22 anni ci battiamo per ottenere completa verità e giustizia, per contribuire a creare una società dove non sia il principio della impunità e della irresponsabilità a dominare, per vivere in un Paese dove finalmente chi sbaglia paga, e lo Stato si incarichi più di sostenere Abele che di spalleggiare Caino.

Per questo la nostra Associazione da tempo impegnata assieme ad altre Associazioni, nel difendere i diritti di tutte le vittime di delitti, è concretamente impegnata nella "Commissione sui problemi e sul sostegno delle vittime dei reati", presso il Ministero della Giustizia. La Commissione ha recentemente proposto al Ministro Castelli una legge-quadro di assistenza alle vittime di tutti i reati, che, riprendendo la normativa europea, offre una sicura tutela alle vittime.

Questa legge propone che il 12 Dicembre di ogni anno sia il "Giorno della Memoria" per ricordare in tutte le Scuole Italiane gli eventi delittuosi che hanno destato il maggior allarme sociale.

Anche l’iniziativa del Presidente della Camera On. Pier Ferdinando Casini va in questa direzione.

L’anno scorso vi è stata la sentenza di primo grado per la strage di Piazza Fontana a Milano; a Brescia sta proseguendo la quarta istruttoria per la strage di Piazza della Loggia. Ci troviamo davanti ad uno stato bifronte che, da un lato dovrebbe chiedere l’estradizione dell’esecutore della strage di Piazza Fontana e del maggior indagato di Piazza della Loggia, il neo fascista Delfo Zorzi, dall’altro lato ha un suo importante rappresentante, il Presidente della Commissione Giustizia della Camera, l’avvocato Gaetano Pecorella che è il suo difensore. La commistione tra funzione istituzionale e ruolo professionale pone in discussione nei fatti la credibilità dell’impegno del Governo Italiano, qui occorre una scelta che evidenzi la volontà politica di conseguire l’obiettivo della consegna dello Zorzi all’autorità Giudiziaria Italiana.

Di fronte a questa lapide, ove è scritta la responsabilità dell’eccidio del 2 Agosto 80, affermiamo che la verità acquisita è patrimonio di tutti: bene ha fatto il Sindaco di Bologna Giorgio Guazzaloca e i Sindaci che lo hanno preceduto a sottrarsi a strumentalizzazioni politiche impedendone qualsiasi manomissione.

Questa piazza, che ogni anno ascolta con viva emozione le nostre parole, che è pronta a sostenerci ogni qual volta si toccano punti di verità sui quali altri non hanno il coraggio di esprimersi pubblicamente, è la nostra forza.

Siete voi che ci permettete di mantenere la memoria su quei tragici eventi con la determinazione necessaria e soprattutto con l'etica e la rettitudine di chi non ha paura delle reazioni scomposte di coloro che preferirebbero la commiserazione alla battaglia per la verità.

Da quel 2 Agosto 1980 noi familiari non abbiamo smesso di impegnarci per creare le condizioni affinché nessuno più dovesse rivivere tragedie come la nostra: lo dobbiamo ai nostri morti, ai nostri feriti, ai nostri figli, e anche a chi, come voi, è sempre al nostro fianco per sostenere le nostre battaglie per la memoria, la verità e la giustizia.

Grazie di essere con noi e di non farci mai mancare la forza per andare avanti.


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