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2 AGOSTO 2000

COMUNICAZIONE DEL PRESIDENTE DELLA ASSOCIAZIONE TRA I FAMILIARI DELLE VITTIME DELLA STRAGE DEL 2 AGOSTO 1980 LETTA NEL PIAZZALE DELLA STAZIONE CENTRALE DI BOLOGNA ALLE ORE 10,25 DEL 2 AGOSTO 2000


Il 2 agosto 1981, nel primo anniversario, i familiari delle vittime e i feriti della strage di Bologna, da poco riuniti in Associazione, emisero questo comunicato:

"Alle 10,25, del 2 agosto 1980 – alla stazione di Bologna – scoppiava una bomba. L’infame strage massacrava e uccideva 85 persone tra cui otto bambini – e ne feriva 200 – tra cui 20 bambini. Erano tutti innocenti....per loro vi è solo silenzio poiché un anno dopo non gli è stata ancora resa giustizia".

Oggi, 2 agosto 2000, per la piccola Angela che aveva tre anni, per Luca di sei, per Sonia di sette, per Kai di otto, per Manuela, Cesare, Paolo e Viviana, per Katerine e Jonn, per Roberto, Elisabetta, Davide, Rossella, Sergio, Angelo, Nazzareno, Mario, Lina, Antonio e per tutte le altre vittime, per i feriti, permane un grave parziale silenzio perché dopo vent’anni da quell’orrendo massacro abbiamo solo la certezza che quella maledetta bomba, che ha privato il sacrosanto diritto alla vita di quegli innocenti è stata collocata da un gruppo fascista capeggiato da Valerio Fioravanti e Francesca Mambro; abbiamo solo la certezza che per i molteplici depistaggi effettuati per sviare le indagini, sono stati condannati il gran maestro della loggia massonica P2 Licio Gelli, il faccendiere Pazienza, il generale Musumeci e il colonnello Belmonte che erano ai vertici del SISMI, il servizio segreto militare italiano.

Importanti e decisivi pezzi di verità, ma la verità completa manca.

Manca da vent’anni!

Il silenzio permane sui mandanti, sugli ispiratori politici, su coloro che hanno utilizzato la strage per fini politici e di potere.

Nessuno, politicamente, ha pagato per la morte di quegli 85 innocenti; nessuno in Parlamento, in questi vent'anni trascorsi, ha chiesto conto delle responsabilità politiche all'On. Cossiga che, il 2 agosto 1980 era Presidente del Consiglio e pertanto, in base alla legge 801 del 1977, era il responsabile della sicurezza del Paese. Anzi, da allora ha ricoperto le massime cariche del paese: Presidente del Senato, Presidente della Repubblica, dimostrando platealmente che al massimo grado di responsabilità politica corrisponde una totale irresponsabilità materiale al limite dell'impunità.

Ancora una volta ripetiamo a tutta la classe politica che gli anni di piombo si chiuderanno solo con la verità, smascherando chi ha utilizzato il terrorismo. L'anno scorso con l'omicidio del Professor D'Antona, oggi con le minacce terroristiche ai Sindacati, a cui va la nostra completa solidarietà, è dimostrato che chi ha utilizzato il terrorismo e non è stato smascherato, potrà sempre riutilizzarlo, all'occorrenza, cambiando la manovalanza.

In questi ultimi mesi, con la sentenza per la strage alla questura di Milano del 15 maggio 1973 e con l’apertura del processo per la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969, sono stati fatti passi importanti che hanno portato ulteriori squarci di verità sul terrorismo nero. Per la strage alla questura sono stati condannati uomini dei servizi segreti accanto a fascisti veneti ed è stato inequivocabilmente dimostrato il collegamento con la strage di Piazza Fontana. Per quest’ultima strage, dopo 31 anni di incredibili vicende giudiziarie, il processo si è riaperto a Milano; alla sbarra vi sono uomini dei servizi segreti e terroristi fascisti.

Il recente processo svoltosi qui a Bologna contro Luigi Ciavardini, il minorenne che era accusato di essere uno degli esecutori della strage, ha confermato quello che tutti i cinque gradi processuali hanno sentenziato a proposito della sua connotazione. Ciavardini è stato sì assolto dall’accusa di strage - tra l'altro con la formula che riprende la vecchia insufficienza di prove - ma è stato condannato per la banda armata che determinò la strage del 2 agosto 1980. Un processo dal quale escono ancora più rafforzate le accuse contro i terroristi fascisti Mambro e Fioravanti condannati con sentenza definitiva all’ergastolo per aver eseguito la strage di Bologna.

Questo processo ha ribadito ancora una volta la matrice fascista della strage.

Il 9 giugno scorso, la Corte d’assise del Tribunale di Bologna ha riconosciuto la responsabilità del colonnello Mannucci Benincasa, capocentro del SISMI di Firenze, per depistaggi connessi nelle indagini sulla strage di Bologna del 2 agosto 1980 riconoscendo altresì l’aggravante di avere commesso i fatti con finalità di eversione dell’ordinamento democratico.

Ed ha altresì ritenuti prescritti altri reati, compreso quello connesso a depistaggi, nel corso delle indagini per la strage del treno Italicus.

La stessa sentenza ha condannato anche Massimo Carminati, esponente dei NAR, legato alla Banda della Magliana, sodale di Fioravanti e Mambro per altri depistaggi connessi alle indagini sulla strage del 2.8.80 eseguiti anch’essi con finalità di eversione.

Nel rinvio a giudizio per la strage di Bologna i giudici hanno scritto: "L'accertamento della verità è stato in questo processo ostacolato in ogni modo, poiché le menzogne, gli inquinamenti e le congiure di ogni genere hanno raggiunto un livello talmente elevato da costituire una costante." Ancora oggi la sentenza definitiva, emessa dalla Suprema Corte di Cassazione, il 23 novembre del 1995, impressiona e fa pensare per i retroscena e per le responsabilità che ha messo in luce. Da più tempo e da più parti si sta cercando di confondere l'opinione pubblica su chi ha commesso la strage insistendo, senza prova alcuna, sull'innocenza dei terroristi fascisti Francesca Mambro e Valerio Fioravanti.

La Mambro si è guadagnata il vivo interesse della stampa nazionale. E' ormai una celebrità per ciò che scrive e per le interviste che rilascia, è pure diventata testimonial dell'8 marzo, la festa delle donne. Era presente in Senato per dare risalto ad una conferenza stampa sull’amnistia. Non ci meraviglia l’ennesima dimostrazione di mancanza di dignità da parte di chi ha costruito la propria notorietà sul sangue e sulla morte di vite innocenti.

Ma i media e i politici non si accorgono che così facendo stanno educando una generazione alla irresponsabilità?

Così si stravolge la realtà dei fatti, si diventa dei cattivi maestri, si alimenta la cultura dell'illegalità e della violenza. I lutti che questo Paese ha subito non sembrano essere stati abbastanza se per avere uditori si devono esaltare simili assassini?

E' avvilente per i familiari delle vittime, che non chiedono vendetta ma solo giustizia, assistere al trattamento fatto di privilegi inusitati agli esecutori della strage: la Mambro ha ucciso 96 persone e, oltre a 6 ergastoli, ha accumulato complessivamente 84 anni e 8 mesi di reclusione per gli ulteriori reati commessi; Fioravanti ha ucciso 93 persone e, oltre a 6 ergastoli, ha accumulato 134 anni e 8 mesi di reclusione per gli ulteriori reati commessi. Non hanno mai mostrato pentimento, non hanno aiutato in alcun modo le indagini, hanno offeso le Corti giudicanti, si sono più volte vantati di non avere alcun rimorso. Con tutto ciò si sono meritati comunque trattamenti da detenuti modello. È inconcepibile per i familiari delle loro vittime accettare che questi due pluriomicidi abbiano scontato, per ogni persona ammazzata, solo 2 mesi.

Questa è una vergogna che pesa come un macigno sulla credibilità delle istituzioni e alimenta il sospetto che i due siano stati premiati per il loro silenzio.

E dov'è la certezza della pena che ai più alti livelli viene sbandierata all'indomani di ogni delitto? Senza questa certezza si viene meno al principio di responsabilità, base primaria di tutto l'ordinamento democratico.

In un paese civile chi sbaglia paga e lo Stato assiste le vittime innocenti.

L'anno scorso, in questa piazza, ricordammo a tutti che le vittime del terrorismo sono anzitutto i cittadini, italiani e stranieri, i cui nomi sono incisi nelle lapidi, sono i loro familiari che hanno subito il torto del cruento lutto, sono le persone che ancora oggi portano i segni dell'azione compiuta dai terroristi.

Ma non tutti hanno recepito.

Dopo 20 anni, per il nostro Parlamento, a Bologna non sono state uccise 85 persone, ma solo 81, per 4 di loro le leggi attuali non permettono nessun risarcimento.

Recentemente il Parlamento ha promulgato una legge per rendere possibile il giusto risarcimento alle vittime della strage del Cermis, impostando una procedura velocissima, in tre mesi i risarcimenti sono stati effettuati.

Non possiamo non notare un diverso trattamento per le vittime di altre stragi.

Morire nella strage alla stazione di Bologna, sul treno Italicus, nella strage di Brescia, nella strage di Ustica, nella strage di Piazza Fontana, sul treno 904, in via dei Georgofili a Firenze, vale meno che morire nella strage della funivia del Cermis?

È ora che il Parlamento si assuma le proprie responsabilità e ponga fine a questo modo di legiferare e a tutte le discriminazioni esistenti che contravvengono alle norme costituzionali di eguaglianza di tutti i cittadini.

Ci è stato assicurato che entro l’anno verrà istituito presso il Ministero di Giustizia l’Osservatorio sulle vittime, una richiesta promossa dalla nostra Associazione che è impegnata, assieme ad altre Associazioni, sui diritti di tutte le vittime.

Questo strumento sarà utile per conoscere le problematiche delle vittime e per elaborare proposte legislative. Siamo certi della sua utilità.

Le vittime, come abbiamo scritto nel manifesto di quest'anno vanno ascoltate e vanno tutelati i loro diritti che appaiono oggi passare in secondo ordine rispetto alle tutele e alle garanzie assicurate per gli imputati e per i condannati responsabili di gravi delitti.

Il Governo era stato impegnato dal Parlamento, fin dal 1998, a promuovere una legge sul gratuito patrocinio alle vittime di reati terroristici. Ma, dopo le parole, dal Governo e dal Parlamento non è arrivato nessun atto concreto.

Un'altra grave lacuna legislativa permane anche sulla questione del segreto di Stato nei delitti di strage e terrorismo.

In tutti questi anni ci siamo meritati attestati di stima, di solidarietà, di incitamento a continuare nel nostro impegno civile soprattutto da parte della gente comune, dei comitati e di varie associazioni che costantemente ci sostengono. Ma ciò non basta perché per raggiungere l’obiettivo occorre che quelle richieste che da anni, ogni 2 agosto, vengono gridate da questo palco siano accolte e attuate. Gli impegni presi dai parlamentari svaniscono come neve al sole all’indomani delle cerimonie.

Dal 2 agosto dell’anno scorso, quando la nostra richiesta risuonava per il quindicesimo anno consecutivo, si sono levate grida seccate di stupore per la nostra insistenza e tenacia, ma da quel giorno altre voci si sono levate come quella dell’allora Ministro della giustizia On. Diliberto e di altri parlamentari che ricoprono cariche importanti nei loro partiti, che si sono unite alla nostra per far sì che finalmente si elimini il segreto di stato per le stragi.

Un passo avanti verso quella verità completa che ci è dovuta, che è dovuta alle vittime del terrorismo e a tutto il popolo italiano.

Anche quest’anno non vi abbiamo proposto parole nuove. Gli annunci sensazionali, le notizie gridate non appartengono al patrimonio di chi coltiva quello che un bravo giudice ha definito "il vizio della memoria". Come ogni anno siamo davanti a questa stazione per ricordare le nostre vittime e per chiedere a nome loro che venga fatta giustizia; siamo qui "per non dimenticare" la strage di Bologna del 2 Agosto 1980 e le sue 85 vittime.

Ma quando diciamo "per non dimenticare" non ci riferiamo solo ai morti, agli innocenti a cui è stata vigliaccamente strappata la vita. Ci riferiamo anche ai vivi, agli stragisti e a coloro che da tempo sanno cose importanti sulla strage, e non parlano. Ci riferiamo agli esecutori materiali dell'eccidio, che oggi come se niente fosse accaduto, continuano a svolgere attività politica e a Roberto Fiore, che all'epoca della strage era leader di Terza Posizione. I due esecutori della strage, avevano stretti contatti operativi militari con i militanti di Terza Posizione, fino al punto di organizzare e portare a termine rapine e anche l'omicidio del giudice Amato impegnato in indagini sui neofascisti e sui loro protettori. Roberto Fiore si rese latitante rifugiandosi a Londra e non ha mai risposto ai giudici su ciò che sapeva della strage. Al momento è segretario di un raggruppamento Forza Nuova, di evidente filiazione della ideologia nazista, che si pone contro i valori costituzionali.

Avere permesso recentemente in questa città, a quel raggruppamento, di tenere una manifestazione non è segno di democrazia, ma di totale assenza di memoria sulle vicende che hanno insanguinato la nostra città.

Quel giorno molti cittadini di Bologna e dei comuni della provincia erano davanti al Sacrario dei Caduti della Resistenza e alla lapide che ricorda le vittime delle tre stragi che hanno insanguinato il nostro territorio.

Assieme ai giovani, ai Sindacati, ai Partigiani, alla Comunità ebraica e a tante altre Associazioni, era presente anche la nostra Associazione; mancava il gonfalone di Bologna, un’assenza per noi molto inquietante.

Se si crede nella Democrazia, occorre vigilare affinché la nostra storia non venga né dimenticata né stravolta.

Nel mese di giugno è stata presentata dal gruppo dei Democratici di Sinistra della Commissione Stragi una relazione su stragi e terrorismo in Italia, che punta a ricostruire, su base documentale la situazione dal dopoguerra fino al 1974. Cogliamo positivamente la novità che, pur con lacune da superare, si sia finalmente iniziato a scrivere ciò che è accaduto in quel periodo. La conseguente reazione scomposta che si è scatenata, evidenzia, come in questo Paese, si tenda a coprire anche la più semplice realtà dei fatti. La verità di quegli anni scotta e ancora oggi c'è chi i conti col suo passato non li ha fatti e non li vuol fare.

Da 20 anni noi familiari delle vittime ci battiamo per ottenere completa verità, una battaglia per la salvaguardia della Democrazia.

Il Parlamento deve sapere che i familiari non accetteranno l'oblio del silenzio e continueranno costantemente a chiedere che ogni responsabilità venga accertata.

Noi non abbiamo, né controlliamo televisioni e giornali: il nostro patrimonio capitale siete voi.

E dalla vostra partecipazione qui, oggi, con noi arriva un solo messaggio: CONTINUARE.

Guardando questa piazza ci accorgiamo di non essere soli e che la nostra battaglia di verità ha un senso anche perché voi siete qui al nostro fianco, per mantenere viva la memoria.


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