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"... ottenere con tutte le iniziative possibili la giustizia dovuta..."
(Statuto della Associazione, art. 3)



Discorsi > Paolo Bolognesi > 2 Agosto 2006

2 Agosto 2006

2 agosto 1980 ore 10,25. Un giorno come tanti, un sabato, che avrebbe dovuto segnare per molti l'inizio delle vacanze estive, si trasformò in una tragedia per decine e decine di famiglie.
Dalla stazione, dove oggi ci troviamo, trasformata in un inferno, vennero estratti 85 morti e 200 feriti, tutti vittime innocenti di un attentato vigliacco, il più cruento della storia del nostro Paese. Ancora una bomba, dopo la Strage di Piazza Fontana, la Strage di Piazza della Loggia, la Strage del treno Italicus, tutti gli attentati eversivi del terribile 1974, le bombe di Savona e le uccisioni di magistrati, ancora una strage fascista.
Ancora Bologna, quasi che la nostra città dovesse essere piegata ed umiliata dall'eversione fascista.
Ma questa volta non tutto è andato come era stato progettato nella mente di chi aveva voluto e realizzato quella ennesima carneficina; grazie all'impegno di magistrati e forze dell'ordine, grazie all'impegno dei familiari delle vittime riuniti in Associazione, grazie al sostegno di una città e di una comunità che non si sono mai rassegnate all'impunità e all'ingiustizia,è stato possibile individuare e condannare gli esecutori materiali e i depistatori di questa strage.
Gli esecutori materiali sono: i terroristi fascisti Francesca Mambro e Valerio Fioravanti. I depistatori sono: il Gran Maestro della loggia massonica P2 Licio Gelli, il faccendiere Francesco Pazienza, il generale Musumeci e il colonnello Belmonte collocati ai vertici del SISMI Servizio Segreto Militare Italiano. Tre elementi accomunano questi personaggi: la loro vicinanza a uomini di potere, il fatto che nonostante le numerose condanne siano liberi da tempo e infine il silenzio che hanno sempre mantenuto sui retroscena della strage e sui mandanti, che non sono ancora stati individuati.

Nel manifesto di quest'anno abbiamo scritto:
LA MEMORIA È PATRIMONIO DI TUTTI
ASSICURARE ALLA GIUSTIZIA I MANDANTI E' DOVERE DI CHI PRESIEDE LE ISTITUZIONI
Noi riteniamo che sia giunto il momento in cui chi presiede le istituzioni si assuma finalmente il dovere di assicurare alla giustizia i mandanti; solo negli anniversari vengono presi solenni impegni, buoni per essere rinnovati negli anniversari successivi.
Dal 2 Agosto 1980 ad oggi si sono susseguite 7 legislature e 23 Governi, nessun impegno concreto è stato messo in atto per raggiungere l'obiettivo di colpire i mandanti. Il fallimento di un'intera generazione politica che non è stata capace di vincere l'omertà di Stato a scapito della verità.
Mandanti e ispiratori politici della strage di Bologna sanno bene che quelle condanne pongono le basi per arrivare a loro ed è per questo che, ancora oggi, c'è chi si adopera per inquinare e cancellare quanto è stato ricostruito in anni di faticose indagini.
L'ultimo tentativo di depistaggio, in ordine di tempo, è venuto dalla Commissione parlamentare Mitrokhin dove, pur di scagionare fascisti e piduisti e non arrivare ai mandanti, si è tentato, ancora una volta, di avallare un'inesistente pista internazionale secondo la quale, l'attentato del 2 agosto 1980, sarebbe opera di terroristi vicini a Carlos. Questi, inseguiti, non si capisce bene da chi, avrebbero abbandonato un carico d'esplosivo alla stazione di Bologna che, casualmente, scoppiò. Dunque saremmo di fronte ad una nuova versione dello scoppio della caldaia, primo di una lunga serie di orribili intossicazioni delle indagini.
Noi parenti delle vittime abbiamo ormai perso il conto dei tentativi di depistaggio che si sono succeduti, ma non abbiamo perso la determinazione nel voler smentire chi cerca con ogni mezzo di insabbiare la Verità scomoda emersa dai processi.
Sarebbe bastato leggere anche solo poche righe delle sentenze per capire che la bomba che ha devastato la stazione aveva un meccanismo ad innesco, ed è dunque assolutamente impossibile che lo scoppio potesse essere accidentale.
Questo è un dato incontrovertibile, quindi la maggioranza della commissione Mitrokhin ha compiuto un vero e proprio depistaggio istituzionale.
Evidentemente i fatti e la Verità contano poco per chi, come Andrea Colombo e Sandro Provvisionato , si è buttato a capofitto nel sostenere l'improponibile "teorema Carlos" fornendo un perfetto quanto sconfortante esempio di depistaggio mediatico.
Naturalmente anche il Presidente Emerito On. Francesco Cossiga, nel 1980, Presidente del Consiglio e come tale responsabile politico della strage e da sempre sostenitore affettuoso di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti , si è affrettato a dare il suo appoggio alla nuova pista mediorientale.
Noi vogliamo ricordare che i vertici dei servizi segreti, sia quello militare che quello civile, rispettivamente nelle persone del Generale Santovito e del Generale Grassini, entrambi iscritti alla loggia massonica P2, sono stati nominati dal III governo Andreotti che aveva come Ministro dell'Interno lo stesso Presidente Emerito On. Francesco Cossiga.
Tali ambigui comportamenti, la tenace insistenza nei depistaggi costanti e reiterati, dimostrano che, per alcuni politici e giornalisti, qualsiasi ricostruzione alternativa, anche la più insostenibile, è buona purché scagioni i terroristi fascisti Francesca Mambro e Valerio Fioravanti; purché distolga l'attenzione dai rapporti tra lo stragista Valerio Fioravanti e i servizi segreti; purché allontani l'idea dell'intreccio tra vertici politici, terroristi neofascisti, loggia massonica P2, banda della Magliana, uomini dei servizi di sicurezza, intreccio scellerato che sta all'origine dell'attentato alla stazione di Bologna.
Far credere che sulle stragi non si sappia nulla quando invece le cose si sanno e molte altre, volendo, si potrebbero sapere: anche questo è un depistaggio mediatico
Da tempo denunciamo che l'intollerabile trattamento di favore, riservato agli esecutori materiali di quel massacro ,si spiega solo come contropartita dovuta al loro silenzio sui mandanti. Pochi mesi fa la stragista Francesca Mambro è stata ospite d'onore nella trasmissione "l'Incudine"in onda sulle reti Mediaset. Il conduttore, l'ex ministro della giustizia Claudio Martelli, ha incredibilmente presentato Francesca Mambro, la criminale italiana più sanguinaria di tutti i tempi, come una semplice condannata per reati di terrorismo, che però non si è mai macchiata di crimini di sangue. E Francesca Mambro ha confermato.
Tutto ciò si è svolto senza alcun contraddittorio, senza nessuno che domandasse alla signora come mai fosse libera da anni nonostante vari ergastoli, senza nessuno che osasse ricordare il suo curriculum criminale.
A questo vergognoso cumulo di menzogne ed omissioni, andato in onda su una rete nazionale,noi rispondiamo ricordando chi sia veramente l'esecutrice materiale della strage alla stazione di Bologna; e lo facciamo innanzitutto attraverso il ricordo delle sue vittime, che oltre agli 85 morti dell'eccidio del 2 agosto 1980 sono: Francesco Evangelista,Mario Amato, Francesco Mangiameli, Enea Codotto, Luigi Maronese, Giuseppe De Luca, Marco Pizzari, Francesco Straullo, Ciriaco Di Roma, Alessandro Caravillani.
95 sono le morti causate da Francesca Mambro.
6 ergastoli 84 anni e 8 mesi di reclusione sono la pena a cui è stata condannata per i gravissimi reati commessi .
2 mesi per ogni vita stroncata è invece il periodo di tempo trascorso da Francesca Mambro in carcere.
2 mesi per ogni morto, in questo Paese dove si dice che la legge è uguale per tutti.
In Italia oggi Francesca Mambro, stragista e pluriomicida mai pentita, può ottenere facilmente la libertà, una vita agiata e addirittura gli applausi in televisione.
In Italia,oggi, Sergio D'Elia, condannato a 25 anni per eversione dell'ordinamento costituzionale e omicidio, che non a caso milita nella stessa formazione politica di Mambro e Fioravanti,il Partito Radicale,siede in Parlamento. Sergio D'Elia, sul finire degli anni 70 è stato uno dei capi di Prima Linea, una sanguinaria organizzazione terroristica responsabile di vari omicidi, tra cui quelli dei magistrati milanesi Guido Galli ed Emilio Alessandrini, titolare quest'ultimo, dell'inchiesta sulla strage di Piazza Fontana. Il parlamentare Sergio D'Elia inoltre, è stato dichiarato responsabile dell'agguato in cui è stato trucidato l'agente di polizia Fausto Dionisi e ricopre perfino incarichi istituzionali.
Dionisi ,Galli, Alessandrini non vanno dimenticati , siamo profondamente umiliati e offesi nel dover constatare che chi li ha voluti morti, oggi viene chiamato "Onorevole". Noi sentiamo il dovere di denunciare l'inesistenza, nella nostra Repubblica, di una legge che impedisca che coloro che hanno riportato condanne definitive con finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico, ovvero anche per reati di appartenenza mafiosa o aggravati da finalità mafiosa, siano eletti a cariche istituzionali.
Trasformare un personaggio squallido come Francesca Mambro, catturata con le armi in pugno in una star televisiva e pur con le dovute distinzioni, l'ex terrorista Sergio D'Elia in un autorevole rappresentante delle Istituzioni, non è solo uno schiaffo per i parenti delle vittime, per i cittadini onesti e per la democrazia, ma costituisce anche un messaggio inquietante di irresponsabilità lanciato alla società e alle nuove generazioni.
I frutti avvelenati di tale politica miope, che trasmette l'idea che omicidio e disprezzo della vita altrui non siano comportamenti terribili e deprecabili, ma mezzi consentiti per raggiungere notorietà, soldi e successo, ci vengono propinati ormai purtroppo ogni giorno.
L'etica della politica è talmente scaduta che è più importante il clamore mediatico che l'onestà.
All'ondata d'indignazione, che pervade la Nazione ad ogni fatto efferato, molti uomini politici rispondono invocando in coro la certezza della pena, ma, come al solito, alle parole non seguono i fatti e molti si presentano a fianco dei criminali per guadagnarsi un momento mediatico.
Al contrario, all'indomani delle elezioni, si è cominciato a parlare di amnistia, di leggi a salvaguardia dei criminali e d' indulto per i reati di terrorismo commessi durante i cosiddetti anni di piombo.
Chi durante quegli anni indicava i terroristi come"i Compagni che sbagliano" o si vantava della posizione equidistante "Né con le brigate rosse né con lo Stato" oggi siede in Parlamento e pontifica facendo vedere da che parte sta.
Sta come sempre dalla parte sbagliata!
Ma chi è che ha necessità di chiudere definitivamente con la stagione del terrorismo, concedendo indulto e grazie?
Non il Paese onesto. Fra le priorità del Paese non vi è questa necessità. Vi è semmai quella opposta, che finalmente emerga la verità e che tutti i responsabili delle stragi e degli attentati, che hanno coinvolto l'Italia per anni, siano puniti, e severamente.
Non si tratta di vendetta, ma di giustizia.
Gli anni di piombo si chiudono solo con la verità, ribadiamo che non è con i colpi di spugna che progredisce uno stato democratico, ma con la salvaguardia della legalità. Su questo è in gioco la dignità del Paese.
E' questo il metodo corretto per costruire una società basata sul rispetto dei diritti e dei doveri ed è anche, a nostro parere, il modo migliore per onorare persone che per la democrazia hanno dato la vita; persone come: Guido Rossa, Massimo D'Antona, Emanuele Petri, Marco Biagi e tanti altri ancora.
Anche nel loro nome e nel nome del principio democratico, da 22 anni avanziamo la richiesta di "Abolizione del segreto di Stato nei delitti di strage e terrorismo". Ci auguriamo che le nuove Camere vogliano al più presto approvare la proposta di legge voluta dalla nostra Associazione e da tutte le Associazioni impegnate contro il terrorismo. Per troppo tempo il segreto di Stato ed una lacunosa legge istitutiva dei servizi segreti hanno coperto condotte indicibili, gerarchie illegali e subalternità internazionali.
A 10 anni dalla morte di Torquato Secci , primo indimenticato Presidente della nostra Associazione, vogliamo rilanciare con forza la battaglia per la legalità nel nostro Paese, chiedendo prima di tutto, assieme ad altre associazioni, il varo di una LEGGE A TUTELA DELLA DIGNITA' E DELLA LIBERTA' DEL PARLAMENTO che impedisca a coloro che sono stati condannati per gravi reati, eversivi dell'ordine costituzionale, di essere eletti in Parlamento perché lo scandalo di un terrorista eletto in Parlamento non debba più ripetersi.
Al Governo, in incontri già recentemente effettuati, abbiamo chiesto il ripristino dell'Osservatorio sulle vittime dei reati, utile mezzo per conoscere e far fronte alle problematiche che incontrano le vittime stesse, oggi sempre più spesso lasciate sole. Chiediamo l'applicazione integrale della legge 206, "Nuove norme a favore delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice" approvata nel 2004 e ancora in gran parte inapplicata ed altri strumenti legislativi che aiutino le vittime di reati tanto gravi.
Se il nuovo Governo e il nuovo Parlamento hanno realmente a cuore Abele e non solo Caino, ci auguriamo dispongano tutti gli strumenti per dimostrarlo con i fatti e non solo a parole.
E noi, come sempre, dai fatti giudicheremo.
A questo proposito abbiamo apprezzato la decisione del Ministro On. Paolo Gentiloni di approvare l'emissione di un francobollo commemorativo che ricorda il 26° anniversario della strage. Emissione tenacemente contrastata dal precedente Governo.
Sono passati 26 anni da quel tragico sabato d'agosto e 25 anni dalla nascita dell'Associazione tra i familiari delle Vittime della strage alla stazione di Bologna. Da allora abbiamo intrapreso tante lotte per ottenere Giustizia e Verità e tante ancora ci aspettano: l'Abolizione del segreto di Stato nei delitti di strage e terrorismo, la tutela delle vittime di reato, il divieto per pregiudicati per gravi reati, di eversione dell'ordine costituzionale, di essere eletti in Parlamento, la certezza della pena, la diffusione della conoscenza delle sentenze che hanno inchiodato alle loro responsabilità per la strage fascisti e piduisti, la ricerca dei mandanti e degli ispiratori politici dell'eccidio del 2 agosto 80. Non sono battaglie facili, ma la forza per continuare a portarle avanti ci viene da tante parti:
ci viene dall'esempio lasciato da uomini coraggiosi come il magistrato Mario Amato, ci viene dal ricordo di chi 26 anni fa in questo piazzale scavava con le mani tra la polvere e il sangue; da chi, medici e infermieri , rientrava dalle ferie spontaneamente per curare i feriti; da chi si precipitava a donare sangue; da tutti i volontari civili e militari, persone comuni che tentavano di lenire le sofferenze; da chi, come l'autista dell'autobus 37, trasformato in camera mortuaria, con gli occhi lucidi di rabbia e di dolore, continuava a fare il proprio dovere affinché le macerie materiali non si trasformassero in macerie anche morali; ci viene dall'Università che con il Centro di Vittimologia si è occupata immediatamente delle vittime e della loro tutela, ci viene dalla gente onesta che adempie quotidianamente il proprio dovere.
Ci viene dalla memoria di Torquato Secci, padre mai consolato, ma mai rassegnato, nei cui occhi di ex partigiano era sempre possibile leggere una frase: "se anche tutto sarà difficile, nulla sarà davvero impossibile".
Con la vostra presenza al nostro fianco non potremo essere sconfitti.
A tutti voi, ad ognuna e ad ognuno di voi, grazie di essere quì oggi insieme a noi.


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