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"... ottenere con tutte le iniziative possibili la giustizia dovuta..."
(Statuto della Associazione, art. 3)



Discorsi > Paolo Bolognesi > 2 AGOSTO 2003

2 AGOSTO 2003

COMUNICAZIONE DEL PRESIDENTE DELLA ASSOCIAZIONE TRA I FAMILIARI DELLE VITTIME DELLA STRAGE DEL 2 AGOSTO 1980 LETTA NEL PIAZZALE DELLA STAZIONE CENTRALE DI BOLOGNA ALLE ORE 10:25 DEL 2 AGOSTO 2003.

2 Agosto 1980, sabato, ore 10,25. Un attimo, poi, per tante persone, per tante famiglie ci fu una tragica svolta alla propria vita.
Al dolore, ai sacrifici, di fronte a tutte le inspiegabili situazioni rese ancor più difficili da uno Stato non sempre presente, tutti coloro che furono colpiti, contrapposero, con forza civile, la faticosa battaglia per ottenere giustizia e verità.
Dopo 23 anni siamo qui per ricordare, per non far dimenticare la strage terribile che colpì la nostra città, il nostro Paese e il mondo intero che anela a vivere protetto dalla barbarie.
85 morti e 200 feriti. Cittadini ignari di ciò che a loro stava accadendo; cittadini traditi da chi doveva, per ruolo istituzionale e morale, vegliare su di loro.
Nel manifesto di quest'anno abbiamo scritto:

I FAMILIARI DELLE VITTIME SAPRANNO ANCORA UNA VOLTA DIFENDERE MEMORIA VERITA' E GIUSTIZIA DA RIFORME D'ISPIRAZIONE PIDUISTA VOLTE A DISTRUGGERLE

Le riforme che si stanno attuando nella giustizia, nei servizi segreti, nella stampa stanno ricalcando in modo ossessivo il PIANO DI RINASCITA DEMOCRATICA, il documento politico della Loggia MASSONICA P2, coinvolta ai massimi livelli negli innumerevoli depistaggi che hanno segnato le indagini sulla strage. La Loggia MASSONICA P2 aveva tra i suoi iscritti ministri, deputati, i direttori dei servizi segreti, vertici delle forze armate e di polizia, Giudici e imprenditori in grado di condizionare pesantemente la vita politica italiana.

Anno dopo anno, l'Associazione dei familiari delle vittime si è ritrovata, in questo piazzale, per chiedere verità e giustizia, sostenuta dalla solidarietà e dalla passione civile di tanti cittadini.
Ed è anche grazie a questa perseveranza democratica, che nel tempo sono stati ottenuti importanti risultati sulla conoscenza dei retroscena del micidiale attentato alla stazione.

Conosciamo i nomi degli esecutori materiali: i terroristi fascisti Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. La posizione di Luigi Ciavardini, assolto in primo grado e condannato in appello, è, dopo 23 anni, al vaglio della Suprema Corte di Cassazione. Conosciamo i nomi dei depistatori : il Gran Maestro della Loggia MASSONICA P2 Licio Gelli, il faccendiere Pazienza, il generale Musumeci e il colonnello Belmonte, questi ultimi ai vertici del SISMI, il nostro servizio segreto militare. Il Generale Santovito, Piduista e capo del Sismi, fu raggiunto da plurime prove di colpevolezza non consacrate in una sentenza a causa della sua morte prematura.
Per completare questo triste quadro, che ha visto alleati in nome del terrore e del potere: fascisti, loggia massonica P2 e servizi segreti, mancano ancora i nomi dei mandanti e degli ispiratori politici della strage.Identificare i responsabili, a tutti i livelli, di quel vile attentato, è un dovere nei confronti, non solo delle vittime innocenti, ma di tutti i cittadini.
È infatti solo con la verità completa e l'accertamento delle responsabilità, che si chiudono gli anni di piombo. Solo così si potrà pensare di voltare definitivamente quella pagina d'orrore e di violenza omicida che ancora oggi pesa sulla vita politica italiana. Quando in una recente intervista televisiva a proposito di quegli anni il Senatore Francesco Cossiga ha detto: 'Vi sono sempre delle cose, delle verità, che è meglio che in certi momenti non si sappiano', per l'ennesima volta ha giustificato l'omertà di chi ha ricoperto le più alte cariche dello Stato e ancora oggi partecipa attivamente alla vita politica nazionale. E'una filosofia che ci è assolutamente estranea. Al Senatore Cossiga rivolgiamo un appello: riveli finalmente quelle "Cose" e "Verità" di cui finora non ha voluto parlare.

Diciamo questo perché oggi, dopo 19 anni dal suo deposito in Parlamento, non è stata ancora approvata la proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo 'Abolizione del segreto di Stato per i delitti di strage e terrorismo'. L'approvazione di quella legge sarebbe un chiaro segnale che si vogliono chiudere gli anni di piombo nell'unico modo possibile: con la verità, tutta la verità. In questi anni il Parlamento ha preferito seguire strade diverse, varando leggi che hanno offerto anche ai terroristi scappatoie, tregue, rinvii, permessi e libertà poco condizionate, per non parlare poi di un generale clima di permissivismo perdonista verso assassini recidivi spesso privi del minimo rimorso. Non possiamo che accogliere positivamente la notizia che il Governo non intende concedere la Grazia per Fioravanti e Mambro. Dal ministro Pisanu sono giunte parole di solidarietà che non ci lasciano indifferenti. Continueremo però a vigilare perché non passino altre forme di clemenza verso chi si è macchiato di crimini gravissimi. Si tratterebbe di una pacificazione solo presunta, perché non si dà pacificazione senza giustizia e verità.

È parso purtroppo evidente che, molti parlamentari, nel promuovere leggi inique e dannose, sono stati mossi più da calcolo politico e misero opportunismo elettorale, che da volontà di giustizia.
Dispiace dover usare questi toni nei confronti di quelli che sono pur sempre organi dello Stato e rappresentanti del popolo ma, così come è giusto averne rispetto, è altrettanto giusto che questo rispetto sia meritato. Perché, poi, a pagare il prezzo di tanta superficialità e miopia politica, sono spesso persone che davvero hanno il senso della giustizia e dello Stato, della difesa di istituzioni democratiche e persone perbene, persone come: Roberto Ruffilli, Massimo D'Antona e, nella nostra Bologna, Marco Biagi, lasciato colpevolmente solo da chi aveva il dovere di proteggerlo e, dopo la sua morte , ripetutamente offeso da uomini ai vertici delle istituzioni.

Persone uccise, cittadini per bene, servitori dello Stato come Emanuele Petri, un poliziotto che faceva semplicemente il suo dovere e che, per farlo fino in fondo, ha pagato con la vita. A lui e all'agente Bruno Fortunato, ferito da brigatisti rossi nella stessa sparatoria, va tutta la nostra riconoscenza e commozione. Siamo vicini alla moglie e al figlio di quel coraggioso poliziotto, vogliamo dire con forza agli organi politici che hanno espresso la loro solidarietà nei giorni della tragedia, che la reale presenza e vicinanza dello Stato ai parenti delle vittime del terrorismo non si limita alla consegna di una medaglia al valore e ad un funerale solenne.

E' con atti concreti, con le leggi, che le istituzioni devono dimostrare la reale volontà di stare dalla parte delle vittime. A questo proposito vogliamo sottolineare che, nell'aprile del 2001, veniva istituito presso il Ministero della Giustizia l' "Osservatorio sui problemi e sul sostegno delle vittime dei reati".Con l' avvento dell'attuale governo l' Osservatorio è stato declassato a Commissione; doveva essere permanente ma è stato rinnovato con grande ritardo ogni 6 mesi, limitandone drasticamente la durata ed oggi è stato definitivamente annullato. La Commissione ha elaborato una proposta di legge denominata "Legge quadro per l'assistenza, il sostegno e la tutela delle vittime dei reati" che, consegnata al Ministro della Giustizia On. Castelli il 30 giugno 2002, è stata completamente dimenticata. I familiari delle vittime, per superare questi incredibili ritardi, si sono recati personalmente a Roma e hanno depositato la legge nel Novembre 2002 alla Camera dei Deputati con la firma di numerosi Parlamentari. La legge deve essere ancora iscritta all'ordine del giorno dei lavori della Commissione Giustizia. Solo pochi giorni or sono abbiamo avuto notizia dell'approvazione all'unanimità, in Commissione Affari Costituzionali della Camera, di un testo di legge unificato che riguarda le vittime di atti di terrorismo e stragi. Saremo vigilanti sull'iter parlamentare in quanto è indispensabile la copertura finanziaria e pur tuttavia non possiamo non osservare come la figura della vittima del reato in generale, continua ad essere trascurata. Nello stesso tempo è stato stravolto il principio fondatore d'ogni Stato di diritto che vuole i cittadini uguali di fronte alla Legge.
I fatti dimostrano la lontananza e l'insensibilità di questa maggioranza di fronte ai problemi delle vittime. Sono invece le Vittime dei reati, non chi li commette, che dovrebbero essere seguite ed aiutate, tenendo fede alle dichiarazioni che si fanno durante i funerali di Stato e negli anniversari, altrimenti ci troviamo di fronte a una bassa speculazione politica per sfruttare le luci della ribalta del tragico momento. La memoria di queste vittime non è esibizione, ma rispetto della vita.

Per questo la nostra Associazione, assieme ad altre, si è fatta promotrice dell'inserimento all'interno della Costituzione di un doveroso riconoscimento di tutela della vittima del reato, tema sul quale il nostro paese è in grave ritardo rispetto alle prescrizioni europee. In effetti, il legislatore, anche nel dettare le regole del "Giusto Processo", all'articolo 111 della Costituzione, ha disinvoltamente ignorato l'esistenza stessa della vittima, mostrando ancora una volta il proprio esclusivo interesse per la tutela dell'imputato.

Non chiediamo leggi punitive e persecutorie, ma di tutela, prevenzione ed esemplarità.

Riteniamo diseducativo che, anziché aprire un dibattito in cui si allontanino da incarichi pubblici tutti coloro che hanno avuto in passato posti di responsabilità e hanno aiutato il terrorismo anche con colpevole inerzia, si dia tanto spazio ai terroristi neri e rossi che, spesso ospitati con generosità da giornali e televisioni, si dipingono e vengono dipinti come eroi di una guerra romantica, come giovani idealisti in lotta per un mondo migliore.

Più volte abbiamo denunciato la pericolosità, oltre che l'ingiustizia, di concedere cattedre e platee a terroristi che si sono macchiati di vigliacchi e brutali delitti e che hanno trasformato in una scienza o quasi in un mestiere la loro passata appartenenza alla lotta armata, forti dell'approccio acritico di alcuni giornalisti e dell'appoggio di amici potenti.
Di fronte a questi fatti noi non vogliamo e non dobbiamo perdere il senso dell'indignazione.

Non vogliamo, né dobbiamo abituarci alla rassegnazione: continueremo e daremo voce a tutte le nostre Vittime!

Non vogliamo, né dobbiamo dunque trovare "normale" che la stragista e pluriomicida Francesca Mambro, condannata a 6 ergastoli, ma praticamente libera da anni, proponga un libro con la presenza, il sostegno e l'appoggio di Marcello Veneziani che è stato recentemente nominato nel Consiglio di amministrazione della RAI, la televisione pubblica!

Il mondo dell'informazione ha il dovere di ricordare anche alle giovani generazioni, che Francesca Mambro non è una scrittrice o un'artista, non ha ucciso personaggi di carta o comparse di un film, ma persone in carne ed ossa, con le loro storie, i loro affetti e la loro voglia di vivere.

Non vogliamo, né dobbiamo trovare normale che Gilberto Cavallini, ergastolano pluriomicida e condannato per banda armata in relazione alla strage di Bologna, giri libero ed armato fino ai denti, talmente sicuro di non essere controllato, da portarsi appresso un borsa con armi da guerra!

Questi sono episodi vergognosi che non hanno nulla di normale, che sono indegni di un paese civile e ai quali non vogliamo abituarci. Ricercare verità e giustizia, vuole anche dire avere il coraggio della denuncia.

Non ci abitueremo al mutismo morale di chi pare non distinguere il bene dal male, le vittime dai carnefici, le persone oneste dai delinquenti, e valuta interessanti solo fattori quali la convenienza, l'opportunità, il calcolo. Rimane vivo in noi il ricordo dei nostri cari. Innocenti strappati alla vita. Rimane l'esempio dei tanti eroi civili, eroi che, per proteggere il nostro paese dal terrorismo, hanno pagato in prima persona. Da Emanuele Petri al magistrato Mario Amato, da Guido Rossa ai giudici Vittorio Occorsio ed Emilio Alessandrini, al giornalista Walter Tobagi e potremmo continuare per ore l'elenco di questi nomi di fedeli servitori dello Stato caduti per la difesa dei nostri diritti.


Rimane intatta in noi la riconoscenza per tutte le persone comuni che, quel 2 agosto 1980, scavavano con le mani in quell'inferno di polvere, fumo, macerie e morti, per soccorrere i feriti.

Rimane intatta la gratitudine verso chi, come voi, è ancora una volta al nostro fianco per sostenere le nostre richieste di verità e giustizia che noi continuiamo a proporre per l'onore delle nostre vittime e per la crescita della Democrazia.


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