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I funerali

funeraliLa città di Bologna non si mobilitò solo per portare soccorso ma fu immediatamente impegnata in una risposta di mobilitazione politica.
La sera di sabato 2 agosto venne indetta una manifestazione in piazza Maggiore, il cuore della città; il 4 agosto 30, 40 mila persone si ritrovarono nella stessa piazza.
In questa occasione si mostrarono nuovamente i contrasti fra due diverse componenti politiche: chi si riconosceva nel partito comunista e nei sindacati e chi si sentiva più vicino alla sinistra extraparlamentare, al movimento.
Lo striscione portato da questi ultimi (la strage è dei padroni, nessuna delega alle istituzioni) fu fatto allontanare dalla piazza.

Il giorno dei funerali, il 6 agosto, 'non era possibile determinare quante persone fossero presenti', come scrisse Torquato Secci.
Non ci si riusciva a muovere nelle piazze circostanti Piazza Maggiore e nelle strade che le collegano.
Via Rizzoli era stracolma fino alle due torri, via Indipendenza piena fino all'incrocio con via Irnerio.
Non tutte le vittime ebbero, però, il funerale di Stato: solo sette le bare presenti in chiesa in mezzo alle quali camminò il presidente della Repubblica Pertini, giunto insieme a Cossiga, presidente del Consiglio dei ministri.funerali
Fuori della chiesa, la gente in piazza iniziava già durante la messa a contestare le autorità. Solo Pertini e il sindaco di Bologna, Zangheri, ricevettero degli applausi.
'Sandro vieni con noi, non stare con gli impostori', gridò un familiare di una delle vittime.
Ci fu anche chi come Anna Maria Montani, che alla stazione aveva perso la madre, rifiutò di stringergli la mano. 'Mica per lui, che è una bravissima persona, ma semplicemente per quello che rappresenta. Ai politici, agli uomini dello Stato che non cambiano mai, io la mano la stringerò quando avranno di tutto per trovare gli assassini di mia madre. Se Pertini ha sofferto, e sul serio ha sofferto, queste cose le deve capire'.
Anche nel discorso che il sindaco tenne dal palco ricorse più volte la richiesta di giustizia e di chiarezza.

Dopo i funerali la necessità di testimoniare solidarietà alle vittime e indignazione verso una strage così efferata, una strage di cui tutti i giornali del mondo si occuparono dalla Francia all'Unione Sovietica e dalla Germania alla Cina, si concretizzò nell'allestimento, spontaneo, di quella che fu poi definita la rete del pianto.

Sulla recinzione posta in stazione a delimitare le macerie vennero portati fiori, striscioni, messaggi, poesie e lettere in cui alla pietà si accostava sempre al richiesta di giustizia e chiarezza.




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