ECKHARDT MADER,MARGRET ROHRS IN MADER,KAI MADER - residente a Repubblica Federale Tedesca

MARGRET ROHRS IN MADER (39 anni)
ECKHARDT MADER (14 anni)
KAI MADER (8 anni)

Horst Mader, operaio, ha perso la moglie Margret e due figli: Kay di 8 anni ed Eckhardt di 14 anni. Un altro figlio, Holger, ha riportato fratture in tutto il corpo. Il padre è sempre accanto al ragazzo sedicenne, l’unico che gli è rimasto e che egli stesso ha estratto dalle macerie poco dopo la terrificante esplosione.

Era la prima vacanza che Horst si concedeva dal giorno del suo matrimonio, avvenuto diciassette anni prima. Operaio delle ferrovie e con una famiglia così numerosa, Horst non si era mai concesso molto: dopo tanti anni e con i figli abbastanza grandi, aveva deciso la prima vacanza. Avevano scelto il Lido di Pomposa, sulla riviera ferrarese. Qui avevano trascorso quindici giorni in una pensione.

Finito il periodo di vacanza, avevano preso un treno a Ferrara per poi prendere la coincidenza a Bologna. Giunti in stazione, c'era da attendere due ore. Il tempo di dare un'occhiata alla città.

La sala d'attesa di prima classe era molto affollata, c'era un po' di confusione: la madre e due figli erano seduti in un divano, il padre e l'altro ragazzo a poca distanza. Horst allora decise di fare una passeggiata coi suoi verso il centro. Ma prima desiderava portare una grossa valigia nel vicino deposito bagagli. Appena varcata la soglia, la tremenda esplosione.

Lui rimase in piedi, pressoché illeso; tentò di tornare dai suoi, ma davanti a lui c'era solo un cumulo di macerie, perciò si portò dalla parte opposta, attraversò l'atrio delle biglietterie, e, da parte di piazza Medaglie d'Oro, riuscì in qualche modo a raggiungere quel che restava della sala d'attesa.
Chiamò i suoi, cercò e scavò con le mani: da un cumulo di detriti intravede Holger, ancora in vita. Scavando con le mani lo riuscì ad estrarre dalle macerie. Poco dopo trovò gli altri. Prima Kay, ormai senza vita, quindi la moglie e Eckhardt, davanti a cui perse conoscenza.


Rinvenuto privo di conoscenza e ritenuto traumatizzato, lo trasportarono al "Rizzoli", dove poco dopo giunge anche il figlio Holger, in un primo tempo portato al Sant'Orsola.
Nel primissimo pomeriggio Horst chiese di vedere i suoi: volle andare per tutti gli ospedali. Gli abiti che indossava erano a brandelli. Al "Rizzoli" si fecero in quattro per aiutarlo. La direzione gli diede trecentomila lire perché potesse comprarsi vestiti nuovi. Horst e un medico che parlava bene il tedesco cominciarono il giro degli ospedali. Ma Margret, Eckhardt e Kay non erano più lì.

Cit.- Franco Basile

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Agosto 1980
Bologna - Horst Mader, operaio, 36 anni, è all'Istituto Rizzoli. Ha perso la moglie e due figli, un altro ha riportato fratture in tutto il corpo. E' sempre accanto al ragazzo che gli è rimasto e che egli stesso ha estratto dalle macerie poco dopo la terrificante esplosione. Il ragazzo si chiama Holger, ha sedici anni, ne avrà per cinque o sei mesi. Ha fratture all'omero, alla clavicola, alle costole e al bacino. Per gli altri non c'è stato nulla da fare. Margret, la moglie di 39 anni, Kay di 8, sono stati ritrovati senza vita. Eckhardt, di 14 anni, è morto subito dopo essere stato trasportato all'ospedale S. Orsola.
A Horst Mader abbiamo consegnato 10 milioni. Il nostro corrispondente da Bonn, Cesare De Carlo, ci aveva telefonato che a Haselhorf Horst Mader ha l'anziana madre e un figlio handicappato.
Era la prima vacanza che Horst Mader si concedeva dal giorno del suo matrimonio, avvenuto diciassette anni fa. Operaio delle ferrovie e con una famiglia così numerosa, Horst non s'è mai concesso molto. Dopo tanti anni e con i figli abbastanza grandi, aveva deciso la prima vacanza. Avevano scelto il Lido di Pomposa, sulla riviera ferrarese. Qui avevano trascorso quindici giorni in una pensione. Finito il periodo di vacanza, avevano preso un treno a Ferrara per poi prendere la coincidenza a Bologna. Giunti in stazione, c'era da attendere due ore. Il tempo di dare un'occhiata alla città.
Alcuni degli scampati ricordano la famiglia tedesca. La madre e due figli seduti in un divano, il padre e l'altro ragazzo a poca distanza. La sala d'attesa di prima classe era molto affollata, c'era un po' di confusione. I Mader, tutti biondissimi e compunti, osservano l'andirivieni. Quindi Horst decide di fare una passeggiata coi suoi verso il centro. Ma prima desidera portare una grossa valigia nel vicino deposito bagagli. Appena varcata la soglia, la tremenda esplosione. Lui rimane in piedi, pressoché illeso. Horst cerca di tornare dai suoi, ma davanti a lui c'è solo un cumulo di macerie. Si porta dalla parte opposta. Attraversa l'atrio delle biglietterie e da parte di piazza Medaglie d'Oro riesce in qualche modo a raggiungere quel che resta della sala d'attesa. Chiama i suoi, cerca e scava con le mani. Da un cumulo di detriti intravede Holger. E' ancora in vita. Raspa ancora con le mani, sposta travi e mattoni. Solleva delicatamente il ragazzo, lo adagia poco distante e continua a scavare. Poco dopo trova gli altri. Prima Kay, ormai senza vita, quindi la moglie e Eckhardt. A questo punto il suo racconto si spezza. Di fronte ai corpi martoriati dei suoi, perde conoscenza.
Verso le 11, su una delle tante autolettighe che fanno la spola dalla stazione agli ospedali, c'è Horst Mader. Rinvenuto privo di conoscenza e ritenuto traumatizzato, lo trasportano al "Rizzoli", dove poco dopo giunge anche il figlio Holger, in un primo tempo portato al Sant'Orsola.
Nel primissimo pomeriggio Horst Mader chiede di vedere i suoi: vuole andare per tutti gli ospedali. Gli abiti che indossava sono a brandelli. Al "Rizzoli" si fanno in quattro per aiutarlo. La direzione gli dà trecentomila lire perché possa comprarsi vestiti nuovi. Horst e un medico che parla bene il tedesco cominciano il giro degli ospedali. Ma Margret, Eckhardt e Kay sono all'obitorio. C'è solo il riconoscimento delle salme da fare. E piangere.
Lunedì prossimo Horst e il figlio lasceranno Bologna, con un volo per Francoforte. Ha provveduto il governo tedesco. Padre e figlio raggiungeranno presto il loro paese che è Haselhorn, vicino a Minden, in Westfalia. Lì, nel piccolo cimitero, ci sono già i loro cari. Li hanno portati qualche giorno fa, prima dei funerali di piazza Maggiore.